Cena e danze che si aprono in casa, tra pasta al ragù e Infadels.
Danze che si interrompono al Tunnel perché la musica fa cagare.
Incontri inaspettati nei cessi che proseguono fino al giorno dopo, tra un TG, una penna al ragù ed un lacrimevole Darko (con commozione trattenuta nel cuore con grande sforzo).
Cerchi che si formano per far fare a te e a tuo fratello la breakdance che non è breaks ma è puro buffonaggio da pagliaccio metropolitano che però tanto ci diverte. Il problema nasce quando oltre ai tuoi amici si girano anche le persone che non c'entrano nulla e si aspettano di vederti volteggiare sulla testa mentre mangi spaghetti con l'alluce incontinente.
Divani che diventano improvvisamente morbidissimi, su cui addormentarsi anche in tre, semiseduti uno sopra all'altro, con vellutate coperte dai mille colori, per poi alzarsi durante la notte e spostarsi nel letto grande, posizionando i propri corpi a zigzag per riuscire a stare tra i mille oggetti sparsi sul materasso (anziché spostarli).
Sicuramente non mi ricorderò di questo capodanno per la musica; sicuramente metà del tempo l'ho vissuta su di un piano interiore, lontano da tutto e da tutti, con la testa da tutt'altra parte.
Però mi è piaciuto.
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