martedì 30 novembre 1999

Di calcoli e famiglia

Ho fatto due calcoli, qualche sera fa.

Prendiamo una famiglia composto da lui e lei, dove entrambi, che hanno comprato casa e quindi devono pagare un mutuo intorno agli €800 al mese, lavorano per necessità 8 ore al giorno, 5 giorni alla settimana, così da portarsi a casa circa €2400 netti in due.

Si svegliano alle 8 di mattina e rientrano a casa verso le 20 di sera, con un totale di 12 ore al giorno non dedicate a se stessi. Ora bisogna svolgere le mansioni necessarie, come cucinare e lavarsi (se ci si lava al rientro). Questo porta via un'oretta e mezza.
Finalmente, verso le 21.30, si cena e, quindi, comincia la propria vita.

E qui comincia la parte difficile, che sto vivendo sulla mia pelle. Dopo un anno e mezzo a lavorare con questi ritmi, se prima andavo a dormire alle 2, adesso, verso mezzanotte, mi si chiudono le palpebre.
Già. Qui bisogna fare una scelta (dettata comunque da tanti fattori tra cui la propria resistenza fisica): o si va a dormire a mezzanotte e ci si sveglia tranquilli l'indomani oppure si fa più tardi ed il giorno dopo si fa fatica al risveglio.
Io personalmente, dovendomi recare in ufficio in bicicletta, preferisco riposare meglio per essere più fresco al mattino per i miei 26/30km giornalieri in sella. Ma anche per non sentirmi distrutto durante la giornata, ad essere sinceri.

Questa scelta cosa comporta? Che la mia vita personale comincia alle 21.30 e finisce verso le 00.30, ossia circa tre ore.

Tre ore.

No, dico: 12 ore di vita professionale e 3 ore di vita privata. In una settimana, facendo gli esosi ed aggiungendo le ore "libere" del weekend, arriviamo a 60 ore di lavoro e arrotondiamo a 50 di vita privata.

C'è qualcosa che non va, nella nostra società.

Oggi andavo in giro in bici e guardavo le famiglie felici che mangiavano il gelato, che passeggiavano, che facevano le cose da italiano medio, alla domenica. O perlomeno è quello che pensavo finché non ho fatto 2+2 (sono lento, a volte) e mi sono detto "Ma col poco tempo che hanno, le famiglie coi figli, cos'altro possono fare durante quegli unici due giorni in cui possono passare un po' di tempo con la propria vita privata?".

Ed ho cambiato parere, un'altra volta. Ancora non capisco gli infighettamenti per il weekend al centro commerciale, ma capisco perché la gente ci vada: hai trentamila negozi tutti lì, uno vicino all'altro, quindi perché perdere tempo a fare shopping a Milano, dove in centro trovi questo tipo di negozio, dall'altra parte quest'altro tipo di negozio e così via, quando puoi avere tutto sotto mano ed ottimizzare i tempi?
Per uno come me, che odia fare shopping, i centri commerciali sono perfetti: occupo meno tempo a comprare e più tempo ad usare ciò che compro.

Eh già. Da quando lavoro regolarmente la mia visione del mondo è cambiata parecchio. Era facile, per me, criticare certe decisioni di altri, perché avevo tutto il tempo che volevo e bene o male tutti i soldi di cui avevo bisogno. Ora non è più così e mi rendo conto che, in passato, ho mosso critiche su di un argomento di cui non ero a conoscenza: vivere in una società.

A me non sta bene, se devo essere sincero. Ancora non mi sono arreso.

6 commenti:

  1. utente anonimo18 marzo 2008 01:02

    Post sincero ma problematico, nn sei felice amico mio, e nn fai nulla x cercare d'esserlo, sembra che ti adatti alla mediocrità della vita...chiunque cerchi un "risveglio" di qualsiasi forma plasma la "realtà" a proprio piacimento...tu cosa fai x "meritarti" questo dono oltre a smanettare alla Play e lamentarti?

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  2. pensa quando e se avrete un figlio, quanto tempo e soldi vi rimarranno..

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  3. già già, l'ho fatto anche io questo ragionamento qui.
    infatti ora lavoro part time e sono tornata a casa dal papi :)

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  4. Non è vero che sembra che io mi adatti alla mediocrità della vita: lo faccio. Ma non confondiamo questo con infelicità, perché, fortunatamente, dopo millenni - e nonostante le lamentele - se qualcuno mi chiede se sono felice, posso rispondere di si.

    Per quel che riguarda il plasmare la realtà, credo che sia qualcosa che può fare chi può permetterselo economicamente o chi, in mancanza di questa sicurezza pecuniaria, ha un enorme coraggio.

    Io non rientro in nessuna delle due categorie, soprattutto perché ho un progetto in testa che non mi permette di farlo.

    Mi lamento, è vero, ma, nella mia new found mediocrità, cerco di creare un luogo dove ormai non io, ma ciò che io lascerò potrà vivere come preferirà. Ci voglio provare.

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  5. utente anonimo18 marzo 2008 18:38

    io trovo già positivo che tante persone si stiano rendendo conto che il modello di vita a cui siamo arrivati ci permette di vivere nell'agio ma a costi veramente troppo elevati, tra cui la mancanza di tempo da dedicare a noi stessi e alle cose che realmente meritano.
    Il "risveglio" di cui parla Anonimo#1, purtroppo attualmente è realizzabile solamente uscendo da questa società e cercando di crearsi una nuova vita al di fuori, ritagliandosi un micromondo autosufficiente.
    In ogni caso, a mio avviso, il modello di vita consumistico e ultraperformante è arrivato al capolinea. Non ci resta che attendere che il ciclo delle cose porti i figli dei nostri figli a vivere in un modo migliore.

    d.

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  6. utente anonimo18 marzo 2008 20:51

    a giudicare dai tuoi video hai del dna orientale,x te penso si tratti solo di recupera sopite capacità, x plasmare la realtà ci vogliono lucidità,introspezione,volontà e consapevolezza...tutto ciò che è esteriore nn conta...il cambiamento della vita avviene ad un livello + sottile rispetto a quello materiale. ci sono 2 modi x vivere questa incarnazione, da addormentati prigionieri di Matrix, da risvegliati con un duro lavoro ma tanta felicità(quella vera)...senza guardare soldi e concetti materiali...quelli arriveranno...(se devono arrivare).

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