Se di notte
passi in rassegna molti dei tuoi colleghi, il tuo lavoro è arrivato ad
influenzare parecchio la tua vita: ciò è alquanto scontato, perché nell'ufficio
si passano 8 ore la giorno, 5 giorni alla settimana. Praticamente 5/7 della tua vita. Se consideriamo che la metà di 7 è 3.5, possiamo vedere che è
ben più della metà della nostra vita. Questa è la società in cui viviamo.
I sogni, comunque, stanotte,
sono stati diversi. Non farò i nomi:
Stefano, account: ieri (nella vita reale) m'haa segnalato
un problema su di un sito su cui sto lavorando e, nel sogno, io cerco di sistemarlo ma
non riesco più a riprodurlo.
Alberto, web developer: nell'ufficio - e anche fuori, direi - è
famoso per l'odore non proprio piacevole emanato dal suo corpo, oltre all'
enormità fisica ed ai problemi di pelle. Se sta facendo qualcosa per risolvere questi problemi,
niente da dire; se invece se ne fotte, allora io continuerò a
parlarne male. Tornando al sogno.. con la sua
autovettura antica e scassata, viene a prendermi alle 6 di mattina per andare in
mtb in montagna (lui, che tipo da fare sforzi oltre a ciò che serve non sembrerebbe proprio!). Gli chiedo dove metto io la bici - la sua è sul portapacchi - lui mi dice che
per ora non importa, ci dobbiamo incontrare con gli altri e poi ci penseremo. Salgo in auto e, per prima cosa,
abbasso il finestrino a palla.
Comincia a guidare e va
verso la Brianza. Conduce come un cretino e mi confida che lui ha paura di mettersi alla guida - tutto questo mentre
procede a velocità folle. Sfila tra mille vetture; auto che vanno in contromano e noi che dobbiamo evitarle;
quattro auto della polizia che ne inseguono una di un qualche delinquente e, in una curva strettissima, due
rotolano via ed esplodono; aerei che, in lontananza,
prendono fuoco e precipitano.. insomma, il solito scenario apocalittico che si presenta nei miei sogni. Per un po' sopporto
lo stile di guida di Alberto, poi gli intimo di rallentare, non proprio gentilmente. Lui rallenta. Al che mi guardo intorno, perché il tempo è passato e non siamo ancora arrivati. Gli chiedo
dove cazzo dobbiamo incontrarci con gli altri e mi risponde "Si, dai, lì davanti, a Loreto". Io gli dico che "Cazzo, deficiente,
Loreto è dalla parte opposta. Vaffanculo, scendi, guido io, che cazzo, porca troia!" Ci scambiamo di posto e, con terrore, vedo che
il finestrino al posto di guida
non si può aprire: morirò asfissiato dall'olezzo.
Il sogno finisce qui.
Paola, copy e Cristina, account: non ricordo cos'ho sognato di loro, ma mi
ricordo che c'erano ed ho pure parlato con loro.
Chiudendo il discorso sui sogni di stanotte, ieri sera
sono andato a cena con mio padre. Mi aveva già raccontato del viaggio di andata dei miei nonni (taxi li prende sotto casa a Kyoto, carica bagagli, porta ad Osaka, scarica bagagli e glieli carica su carrello, fanno check-in, vengono fatti accomodare nella lounge vip, servono loro tè, caffè, cibo, quando arriva il momento di salire in aereo, li fanno salire per primi). Questa volta mi ha raccontato della loro
piccola disavventura nel viaggio di ritorno verso il Giappone. I miei nonni, 80+ anni, passano attraverso le macchine, in aeroporto, che fanno
bip bip se hai cose metalliche. Infilano chiavi di casa, dell'auto e
regali vari in un sacchetto, così da evitare che si metta a suonare il marchingegno. Salgono poi sull'aereo ed
attendono la partenza. Finché il nonno si accorge d'aver
dimenticato il sacchetto laggiù.
Chiama la hostess e glielo dice.. insomma, mica roba da poco: sono le
chiavi di casa e dell'auto. La hostess si mette in contatto con qualcuno della
JAL (Japan Airlines) in aeroporto. Un tizio corre,
prende il sacchetto e corre in aereo, per consegnarlo ai miei nonni. Finito di raccontarmi la storiella, ho pensato "Ecco,
questo è Giappone (in questo caso avrei dovuto dire "questo è una compagnia giapponese", ma tant'è)" ed ho anche pensato che, fosse successo con
altre linee aeree con cui ho avuto esperienza in passato, mi sarebbe stato detto che "
Mi spiace, signore, non possiamo bloccare l'aereo perché lei ha dimenticato il sacchetto:
avviseremo il personale di terra di controllare se il pacchetto c'è ancora ed eventualmente glielo
faremo spedire".
Il racconto è finito con mio padre che mi diceva che i nonni
non volevano raccontargli dell'episodio, perché non volevano farlo incazzare - mmmmm, chissà
da dove ho preso il mio carattere, eh? - ma volevano comunque
ringraziare il tizio che ha fatto la corsa per prendere il sacchetto; hanno perciò chiesto a mio padre di andare a Malpensa
con un regalo e di lasciarlo al gentil signore, dovendo così
raccontargli di ciò che è successo. E così ha fatto mio padre, il giorno dopo. E
anche questo è Giappone, cazzo.
Volevo dire
qualcosa della bici, solo che ora non mi ricordo più cosa. Cheppalle. Meno male che
cioècchestoria questo è il web 2.0 e le cose si possono cambiare in un secondo momento.